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LA RUBRICA DEI PROBLEMI COMPORTAMENTALI #17 ABBAIO PATOLOGICO

  • 7 lug 2018
  • Tempo di lettura: 6 min

DI COSA SI TRATTA

Partiamo dal presupposto che l’abbaio, essendo una delle varie tipologie di vocalizzazioni con cui il cane comunica e si esprime, è un comportamento assolutamente normale.

Esso diventa patologico quando scaturisce da un disagio sottostante (patologia comportamentale) o quando diventa incontrollabile da parte del proprietario, che quindi non riesce a far smettere il cane di abbaiare in determinate circostanze.

L’abbaio potrebbe diventare patologico a causa di diversi motivi: stato ansioso sottostante (ansia da separazione), ricerca di attenzioni, scorrette o ambigue gerarchie (ipervigilanza e gestione delle risorse da parte del cane, che quindi le pretende e le controlla), disagio, aggressività (territoriale, materna, protettiva, per la distanza, da paura, possessiva, da irritazione/dolore, ecc.).

Uno dei problemi principali di tale tipo di comportamento è che i proprietari spesso non indagano e non comprendono la causa sottostante al problema e non cercano di risolverlo fin da subito per il benessere del cane, ma si rivolgono al professionista solo quando arrivano ad essere esasperati o quando ci sono lamentele da parte di terzi (ad esempio i vicini di casa).

Inoltre, i proprietari si aspettano sempre che il problema venga risolto da un giorno all’altro da parte dell’educatore senza venire coinvolti, ma la realtà è che il lavoro da fare è lungo e devono essere proprio loro a metterlo in atto, quindi devono essere i primi a mettersi in discussione, pena l’insuccesso della terapia.

Ovviamente è doveroso ricordare che il trattamento di tale disturbo è volto a ridurre l’abbaio patologico, non ad eliminare totalmente l’abbaiare del cane (che è il suo legittimo modo di comunicare ed esprimersi), questo spesso non è chiaro a molti.

TRATTAMENTO

Come per tutti i problemi comportamentali, non esiste la bacchetta magica. Per risolvere o attenuare il problema è necessario molto lavoro e molta costanza da parte dei proprietari.

Questi ultimi, come accennato prima, nella maggior parte dei casi si rivolgono al professionista solo quando la situazione è diventata intollerabile e per questo spesso si aspettano e necessitano una soluzione immediata, che, tuttavia, non esiste.

Certo, esistono i collari antiabbaio (che emettono una lieve scossa elettrica o che spruzzano acqua/citronella), ma, nella maggior parte dei casi non servono a nulla o addirittura potrebbero peggiorare la situazione, in quanto incrementano lo stato ansioso (e quindi l’agitazione) del cane e, inoltre, la gratificazione che il cane percepisce abbaiando è più forte della dissuasione data dal collare antiabbaio.

Lo stesso discorso può essere fatto per le punizioni: punire il cane perché abbaia (sgridandolo o peggio con delle percosse fisiche, che, ricordo, non sono IN NESSUN CASO accettabili) non serve a nulla, e spesso peggiora la situazione, soprattutto se non si conosce la causa su cui agire per eliminare/ridurre il comportamento inappropriato.

In alcuni casi potrebbe essere utile agire con controcondizionamento e/o controcondizionamento con distrazione (dove la punizione è inserita solo per distrarre il cane, stoppare la sequenza comportamentale e avere il tempo di proporre al cane un comportamento alternativo accettato che verrà premiato), ma MAI con punizioni fini a se stesse.

Fatta questa premessa, la prima cosa fondamentale da considerare nel trattamento dell’abbaio patologico è che non esiste un metodo universale valido in tutte le situazioni in quanto non va curato il sintomo (l’abbaio) in sé, ma occorre investigare la causa sottostante (che genera il comportamento da parte del cane) e va quindi trattata quella.

Passiamo in rassegna alcune delle più frequenti cause e il loro trattamento:

  • ansia da separazione: uno dei sintomi più diffusi dell’ansia da separazione è proprio l’abbaio (vocalizzazioni di vario tipo). Per trattare questo problema comportamentale occorre in primis reimpostare la gestione delle risorse e la comunicazione con il cane, in modo da ricostruire le corrette gerarchie all’interno del branco familiare. È necessario, inoltre: eliminare le punizioni e l’esposizione del cane a tutte quelle situazioni che gli possono provocare ansia e stress; impostare un lavoro di educazione e gioco che insegni al cane ad essere calmo e deferente e che permetta lui di sfogare le proprie energie fisiche e mentali e iniziare un percorso di abituazione alla solitudine. Per approfondire l’ansia da separazione rimando all’articolo ad essa dedicato;

  • Ricerca di attenzioni: questa è una delle cause frequenti più sottovalutate e mal trattate in assoluto. Molto spesso, infatti, il cane, per diversi motivi, impara a ricercare le attenzioni del proprietario abbaiando. In questi casi il cane abbaia ovviamente in presenza del proprietario e spesso gli abbaia contro o comunque vicino e questo infastidisce non poco l’umano, che non riesce a trattenersi dal dare attenzioni al cane purché la smetta. Ed ecco che inizia il circolo vizioso: il cane ottiene ciò che vuole, viene ricompensato e impara a mettere in atto quel comportamento sempre più spesso e con maggior intensità. Attenzione perché quando dico che il proprietario cede e dà attenzioni al cane, intendo qualsiasi tipo di attenzione, sia che si tratti di una carezza, di una parola, di uno sguardo (anche se sfuggente), di una sgridata, di un urlo, di una punizione, di uno schiaffo ecc. Le reazioni più solite sono il coccolare il cane purché stia zitto o lo sgridare il cane per lo stesso motivo. Nessuno dei due comportamenti è corretto, anzi, sono controproducenti perché alimentano il problema. L’atteggiamento corretto è quello di ignorare totalmente il cane fintanto che non si sarà calmato e rivolgergli attenzioni (non gratis, ma chiedendogli di svolgere anche solo un banale comando, come il seduto, per poi premiarlo appunto con le attenzioni) solo quando si sarà allontanato da noi e non richiederà più attenzioni. In ogni caso tratterò di nuovo, e in modo più approfondito, il problema comportamentale della richiesta di attenzioni più avanti, in un articolo ad esso dedicato;

  • Scorrette o ambigue gerarchie all’interno del branco familiare: se i proprietari non gestiscono nel modo corretto le risorse e la comunicazione con il cane, egli potrebbe non aver chiaro il suo ruolo all’interno del branco e sentirsi eccessivamente responsabilizzato. Questo, oltre a renderlo ipervigile (in quanto si sente responsabile, essendo capobranco, della difesa del branco e del territorio da eventuali minacce e/o intrusi), lo mette nella condizione di sentirsi legittimato a controllare e gestire lui le risorse: chiederà il cibo quando ha fame (quindi decide lui quando mangiare e ce lo fa capire per esempio mettendosi davanti al sacco dei croccantini e abbaiando); deciderà lui quando uscire di casa per la passeggiata (facendocelo capire per esempio mettendosi davanti alla porta e piangendo o abbaiando); gestirà lui gli spazi (accederà liberamente ai nostri spazi, quindi letti, divani, ecc., e non accetterà un nostro rifiuto o un nostro allontanamento); prenderà lui l’iniziativa nel gioco (portandoci appunto i giochi in modo insistente) e nelle interazioni sociali (per esempio potrebbe richiedere coccole e contatto fisico strusciandosi sulle nostre mani o addosso a noi). Sia l’ipervigilanza che la gestione delle risorse da parte del cane possono indurlo ad abbaiare, tra l’altro spesso senza che il nostro intervento sia sufficiente a farlo smettere. In questo caso la terapia comportamentale necessita una regressione sociale guidata che permetta al proprietario di gestire in modo coretto risorse e comunicazione in modo da ricostruire delle corrette e solide gerarchie e un sano rapporto col cane. Una volta che il cane sarà posto nel suo giusto ruolo e si sentirà deresponsabilizzato, anche l’abbaio patologico derivante si sistemerà;

  • Disagio: il cane potrebbe abbaiare in determinate situazioni per esprimere il suo disagio. Per esempio se è sottoposto a rumori forti e per lui assordanti (sirene, fuochi d’artificio ecc.), in presenza di una folla o di un gruppo di bambini che lo prendono troppo di mira, ecc. In questi casi, sulla base delle associazioni tra il comportamento del cane e le situazioni in cui lo manifesta, e sulla base dell’osservazione del suo atteggiamento, occorre capire il disagio provato dal cane e muoversi di conseguenza: prelevare il cane dalla situazione per lui stressante ed eventualmente, se necessario (cioè se si tratta di una situazione che sarà costretto a sopportare nuovamente di frequente per svariati motivi), si può pensare ad un percorso di desensibilizzazione e controcondizionamento;

  • Aggressività: il cane, soprattutto se ansioso e insicuro, potrebbe manifestare abbaio patologico a causa dello sviluppo di una forma di aggressività. Per approfondire i vari tipi di aggressività e il loro trattamento rimando agli articoli ad essi dedicati.

Ci tengo a concludere sottolineando che qualunque sia il problema comportamentale del cane, quindi anche nel caso di abbaio patologico, a prescindere dalla causa scatenante, è fondamentale gestire le risorse e comunicare in modo corretto con il cane perché costruire solide gerarchie e un sano rapporto è indispensabile per poter poi trattare qualsiasi disturbo.

SARA BORDERSTYLE


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